Non si può ammirare e apprezzare davvero Matera senza conoscere la festa della Madonna della Bruna, una delle feste più “strane” d’Italia, tant’è che nel Sasso Barisano ha sede il MIB – Museo Immersivo della Bruna.

Il magnifico e imponente carro trionfale che porta l’icona delle Vergine in processione, costruito per mesi dai maestri cartapestai materani, pestando carta acqua e colla, ricco di putti, vasi fioriti, splendidi quadri, statue sacre, imponenti cornici in foglia d’oro, viene ogni anno assalito e distrutto dai cittadini più spericolati (gli assalitori o vastasi):  nel giro di pochi minuti ognuno di loro cercherà di portare a casa il proprio trofeo sacro, lasciando, nella piazza centrale della città, soltanto qualche brandello di carro.

Una festa che riassume la filosofia secolare di un popolo

La festa, che si celebra il 2 luglio da oltre 6 secoli profondamente radicata nella cultura contadina e nella storia del popolo materano: conoscerla significa entrare in sintonia e capire più a fondo questi antichi rioni e la gente che per secoli li ha abitati.

La filosofia del popolo materano è tutta condensata in questo rituale solo apparentemente violento e distruttivo: costruire con perizia e pazienza una vera opera d’arte per poi “strazzarla” dividendola, permettendo che ognuno ne porti un pezzo a casa chiedendo in cambio non soldi, ma solo coraggio, non ha alla base la violenza e la rabbia.

Nel mondo contadino mietere significa raccogliere il frutto di un immensa fatica e della lotta con i capricci del clima. Ecco dunque il bisogno profondo di ringraziare la Madonna per la sua benevolenza, e la necessità di gioire. Non è un caso che la festa coincida con il periodo della mietitura.

La Festa della Bruna, un kintsugi sociale

Ci piace pensare che la Festa della Madonna della Bruna sia anche un kintsugi sociale: il kintusgi, come molti di voi sanno, è una antica pratica giapponese che consiste nell’utilizzo di oro o argento liquido per riparare di oggetti in ceramica, come piatti, vasi che si sono rotti. Così, gli oggetti rotti riparati, diventano più preziosi di quanto non lo fossero prima della rottura: sia perché si arricchiscono con metalli preziosi sia perché, grazie ai  diversi intrecci di linee dorate, unici ed irripetibili per via della casualità con cui la ceramica può frantumarsi, diventano unici.

Il kintusgi celebra l’idea che dall’imperfezione, da una ferita, da una rottura, da uno strappo può nascere una forma ancora maggiore di perfezione estetica e interiore. Così il 2 luglio, dopo la rottura! I pezzi di cartapesta custoditi nella casa di ogni materano permettono di ricostruire ogni anno un popolo socialmente più coeso, la trama sociale si arricchisce: dopo lo strazzo il carro è idealmente ricostruito ma nella forma diversa che ha la  mappa ideale, ogni anno unica ed irripetibile, delle case che custodiscono i pezzi strappati.

Ogni anno è sempre meglio

Il motto dei materani  è “A moggh’ a moggh all’ann c’ ven” (sarà ancora meglio il prossimo anno): l’oro liquido di questo popolo è la fiducia nelle proprie capacità di fare ogni anno qualcosa di più bello, di non affezionarsi al carro che è un mezzo ma solo il valori che il carro veicola: la religiosità, la bellezza, l’arte, la gratitudine.