“FERDINANDEA: portolano mediterraneo” – Mostra di Fondazione SoutHeritage

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Dal 30 Giugno 2026 al 5 Settembre 2026

Dal 30 giugno al 5 settembre 2026, il Padiglione SoutHeritage di Matera ospita “FERDINANDEA: portolano mediterraneo”, progetto espositivo promosso dalla Fondazione SoutHeritage per l’arte contemporanea nell’ambito di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026.

La mostra si inserisce nel calendario di iniziative dedicate al Mediterraneo e propone una riflessione sull’arte contemporanea come strumento di lettura critica del presente. Non un Mediterraneo inteso soltanto come mare, confine o spazio geografico, ma come luogo simbolico, storico e culturale: un territorio attraversato da scambi, conflitti, migrazioni, appartenenze multiple e memorie sommerse.

In questo senso, “FERDINANDEA: portolano mediterraneo” dialoga idealmente con altri percorsi espositivi dedicati al mare nostrum e alle sue stratificazioni culturali, già raccontati su MuseiMatera.it, come “Mediterranea – Visioni di un mare antico e complesso” e il progetto “Michelangelo Pistoletto: arte come documento di dialogo”, anch’esso ospitato da Fondazione SoutHeritage.

Ferdinandea, l’isola che appare e scompare

Il cuore simbolico della mostra è l’Isola Ferdinandea, isola vulcanica emersa nel 1831 nel Canale di Sicilia e scomparsa sotto la superficie del Mediterraneo dopo pochi mesi. Prima di inabissarsi, l’isola fu rivendicata da diverse potenze europee e assunse nomi differenti a seconda dello sguardo politico di chi tentava di appropriarsene: Ferdinandea per gli italiani, Graham Island per gli inglesi, Île Julia per i francesi.

Proprio questa natura instabile, contesa e provvisoria rende Ferdinandea una potente immagine del Mediterraneo contemporaneo. L’isola diventa così una figura critica: qualcosa che emerge e scompare, che sfugge alle definizioni rigide, che mette in discussione l’idea stessa di confine, possesso e identità.

Il titolo della mostra richiama anche il portolano, antica carta nautica usata per orientarsi durante la navigazione. Ma qui l’orientamento non è soltanto geografico: è culturale, politico, percettivo. La mostra diventa una mappa mobile, fatta di opere, visioni e traiettorie che compongono un arcipelago di prospettive.

Gli artisti in mostra

Il percorso espositivo riunisce opere di Latifa Echakhch, Philippe Favier, Marco Godinho, Bouchra Khalili, Runo Lagomarsino, Andrea Nolè ed Edi Rama. Artisti e artiste provenienti da contesti differenti, ma accomunati da una ricerca che interroga il rapporto tra geografia, memoria, storia, linguaggio, migrazione e appartenenza.

Le opere aprono un campo polifonico, nel quale convivono fratture coloniali e postcoloniali, tensioni economiche, questioni ecologiche, identità culturali in trasformazione e storie spesso lasciate ai margini.

Il Mediterraneo che emerge da “FERDINANDEA” non è dunque uno spazio pacificato o immobile. È un luogo in continua negoziazione, dove alcune vicende affiorano con forza mentre altre restano sommerse, rimosse o invisibili. Le opere agiscono come segnali intermittenti, piccole isole di senso capaci di rendere visibili le tensioni che attraversano questo mare antico e inquieto.

Biografie degli artisti

Latifa Echakhch

Latifa Echakhch nasce a El Khnansa, in Marocco, nel 1974. Vive e lavora a Martigny, in Svizzera. Artista visiva contemporanea franco-marocchina, realizza interventi site-specific e installazioni che dialogano con la struttura e la memoria dei luoghi che le accolgono. La sua ricerca, sospesa tra surrealismo e concettualismo, indaga il valore dei simboli, la fragilità del modernismo, lo sradicamento e il senso di estraneità rispetto agli usi e alle identità nazionali.

Nel 2011 ha partecipato alla Biennale di Venezia e nel 2013 ha ricevuto il Premio Marcel-Duchamp. Le sue opere sono state esposte in importanti istituzioni internazionali, tra cui Tate Modern di Londra, Fridericianum di Kassel, Swiss Institute Contemporary Art di New York, Portikus di Francoforte, Hammer Museum di Los Angeles, The Power Plant di Toronto, Istanbul Biennial, New National Museum of Monaco e Kunsthalle Mainz.

Philippe Favier

Philippe Favier nasce a Saint-Étienne, in Francia, nel 1957 ed è scomparso nel 2026. Diplomato all’École des Beaux-Arts di Saint-Étienne nel 1984, si è distinto nel panorama artistico internazionale per una ricerca autonoma, lontana dalle correnti pittoriche dominanti del suo tempo, come Graffitismo e Transavanguardia.

La sua opera è caratterizzata da una forte vena narrativa, da delicatezza e ironia. Il suo immaginario attinge alla fotografia, al cinema, alla poesia, alla vita quotidiana e alla storia dell’arte, costruendo mondi minuti e visionari attraverso cartografie, cataloghi, fotografie e frammenti visivi. Il suo lavoro è stato presentato in numerose istituzioni e manifestazioni, tra cui Musée de Grenoble, Maison Européenne de la Photographie di Parigi, Musée d’Art Contemporain di Lione, Musée d’Art Moderne de Saint-Étienne, Biennale di Lione, Manifesta, Beijing International Art Biennale, Kiasma di Helsinki, De Appel Arts Centre di Amsterdam, Biennale di Venezia e Istanbul Biennial.

Marco Godinho

Marco Godinho nasce a Salvaterra de Magos, in Portogallo, nel 1978. Vive e lavora in Lussemburgo. Si è formato presso l’École Nationale Supérieure d’Art de Nancy, l’École d’Arts de Lausanne e la Kunst Akademie di Düsseldorf.

La sua pratica, di matrice concettuale, riflette sull’esperienza soggettiva del tempo e dello spazio, affrontando temi come l’esilio, la memoria, la geografia e la condizione nomade. Ispirato dalla propria esperienza biografica, sospesa tra culture, lingue e luoghi differenti, Godinho costruisce opere che interrogano il senso dell’appartenenza e dello spostamento.

Ha esposto in istituzioni come Casino Luxembourg, MAMAC di Nizza, MNAC di Lisbona, Museo universitario di Medellín, Centre d’Art Contemporain di Metz, Villa Empain di Bruxelles, Frac Occitanie di Tolosa e Magasin des Horizons di Grenoble. Nel 2019 ha rappresentato il Lussemburgo alla 58ª Biennale d’Arte di Venezia e ha partecipato anche alla Biennale di Dakar e alla Biennale di Lione.

Bouchra Khalili

Bouchra Khalili nasce a Casablanca, in Marocco, nel 1975. Vive e lavora a Vienna. Artista e studiosa franco-marocchina, sviluppa una pratica multidisciplinare fondata su strategie collaborative di narrazione, spesso costruite insieme a comunità escluse dai concetti tradizionali di appartenenza e cittadinanza.

Cresciuta tra Francia e Marocco, ha studiato cinema all’Università Sorbonne Nouvelle ed è diplomata all’École Nationale Supérieure d’Arts de Paris-Cergy. Attraverso film, video, installazioni, fotografia e serigrafia, la sua ricerca esplora il linguaggio, l’oralità, la soggettività e le geografie politiche del presente.

Le sue opere sono state presentate in contesti internazionali di primo piano, tra cui Biennale di Venezia, Jeu de Paume di Parigi, Documenta 14 ad Atene e Kassel, MoMA di New York, Palais de Tokyo di Parigi, MACBA di Barcellona, New Museum di New York, Biennale di Sydney e Biennale di Sharjah.

Runo Lagomarsino

Runo Lagomarsino nasce a Lund, in Svezia, nel 1977. Vive e lavora a Malmö. Artista visivo formatosi all’Accademia di Belle Arti di Göteborg e Malmö, sviluppa una ricerca che attraversa lingua, storiografia e geografia, usando materiali e media differenti.

La sua pratica si muove tra collage, disegno, installazione, performance e video, con particolare attenzione alle implicazioni concettuali dei materiali e alle narrazioni storiche che definiscono il nostro modo di leggere il mondo. Il suo lavoro mette spesso in discussione le versioni ufficiali della storia e le relazioni di potere inscritte nelle mappe, nei linguaggi e nei simboli.

Le sue opere sono state esposte presso Marabou Parken Konsthall di Stoccolma, Lunds Konsthall, Moderna Museet di Stoccolma, Dallas Museum of Art, Daad Galerie di Berlino, PAC di Milano, LACMA di Los Angeles, Fondazione Trussardi di Milano, Museo Reina Sofía di Madrid e Guggenheim Museum di New York. Ha inoltre partecipato alla Biennale di Venezia, alla Biennale di Istanbul, alla Biennale di San Paolo, a Prospect New Orleans, alla Biennale di Göteborg, alla Biennale degli Urali e alla Biennale di Gwangju.

Andrea Nolè

Andrea Nolè nasce a Potenza nel 1985. Vive e lavora tra Matera e Potenza. La sua ricerca si sviluppa tra Graffitismo, arte pubblica e installazione, con progetti in situ fortemente legati al contesto sociale, all’architettura, all’uso della parola e alla messa in discussione delle pratiche tradizionali della Street Art.

Ha realizzato numerosi interventi indipendenti in spazi pubblici e periferie urbane, lavorando in città come Roma, Torino, Potenza, Milano, Madrid, Bilbao, Düsseldorf e Buenos Aires. Il suo lavoro è stato presentato anche in contesti internazionali, tra cui il Museo Reina Sofía di Madrid e l’ESADMM – École supérieure d’art et de design Marseille-Méditerranée di Marsiglia.

Edi Rama

Edi Rama nasce a Tirana, in Albania, nel 1964. Artista, saggista e uomo politico, ha insegnato Pittura e Lettere presso l’Accademia delle Belle Arti di Tirana. Dopo l’attività artistica e accademica, ha intrapreso la carriera politica nel Partito Socialista, di cui è presidente dal 2005.

Tra il 1998 e il 2000 ha ricoperto l’incarico di Ministro della Cultura, della Gioventù e dello Sport; dal 2000 al 2011 è stato sindaco di Tirana, promuovendo importanti interventi di riqualificazione urbana, tra cui l’ampliamento delle aree verdi e la trasformazione cromatica delle facciate degli edifici cittadini. Questi interventi hanno contribuito a modificare la percezione degli spazi pubblici e il rapporto tra cittadini, architettura e paesaggio urbano.

Come artista ha partecipato alla Biennale di San Paolo nel 1994 e alla Biennale di Venezia nel 1999, 2003 e 2017. Ha inoltre tenuto mostre personali presso la National Art Gallery of Albania di Tirana, il Palais Jalta di Francoforte, la Galleria Alfonso Artiaco di Napoli e la Marian Goodman Gallery di Parigi.

Una mostra costruita come esperienza immersiva

Uno degli aspetti più particolari del progetto riguarda l’allestimento. Fondazione SoutHeritage ha concepito la mostra come un vero dispositivo di relazione con il pubblico, superando l’idea tradizionale dell’esposizione come semplice sequenza di opere da osservare.

Tutte le opere sono collocate a una quota visiva volutamente fuori scala, fissata a 6 metri al di sotto della volta dello spazio espositivo. Questa misura richiama l’attuale quota batimetrica dell’Isola Ferdinandea, oggi sommersa a circa 6 metri sotto la superficie del Mediterraneo.

La linea dei -6 metri diventa così una soglia invisibile, ma operativa. Non è solo un riferimento simbolico: modifica il modo in cui il visitatore percepisce lo spazio, spostando il punto di vista e trasformando il percorso in un’esperienza immersiva. Il corpo di chi osserva diventa misura, bussola e strumento di attraversamento.

In questo modo, la mostra porta il visitatore dentro una condizione di instabilità: come se ci si trovasse sulla superficie mobile di un mare in cui le storie emergono, si sovrappongono e poi tornano a inabissarsi.

Arte contemporanea e dialogo mediterraneo

“FERDINANDEA: portolano mediterraneo” rientra nel programma di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026, anno in cui Matera, insieme a Tétouan in Marocco, è chiamata a rappresentare una città-simbolo dello scambio e del confronto interculturale nel bacino mediterraneo.

La mostra contribuisce a questo percorso scegliendo l’arte contemporanea come linguaggio capace di aprire domande, più che offrire risposte chiuse. Il Mediterraneo non viene raccontato come semplice scenario poetico, ma come costruzione culturale e politica in continuo movimento.

A completare il progetto è previsto anche un programma di mediazione legato a “Le (d)istanze del pubblico”, pensato non come visita guidata tradizionale, ma come pratica di ascolto e dialogo con i visitatori. Didascalie ragionate e fogli di sala accompagnano inoltre il pubblico lungo il percorso espositivo.

Informazioni sulla mostra

FERDINANDEA: portolano mediterraneo è visitabile presso il Padiglione SoutHeritage, in Via San Potito 7, nei Rioni Sassi di Matera.

  • Date: dal 30 giugno al 5 settembre 2026
  • Orari: dal martedì al sabato, dalle 17:00 alle 20:00
  • Ingresso: gratuito
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