Ricevo e pubblico con piacere un articolo dell’amico Francesco Calculli, direttore della Casa Museo del Comunismo e della Resistenza di Matera: questa volta, Francesco ci accompagna alla scoperta del Teatro Rivoluzionario Cinese attraverso alcune immagini esposte presso il museo da lui diretto.

Articolo e foto di Francesco Calculli

L’arte al servizio della rivoluzione culturale maoista: una storia per immagini del teatro rivoluzionario cinese

In un momento in cui, con il nuovo DPCM anti Covid, chiudono cinema e teatri, nonostante siano considerati luoghi sicuri, e l’arte e la cultura vengono messi da parte senza pensarci due volte e valutati come elementi non essenziali, in giorni in cui la paura e la divisione occupano le nostre giornate, vogliamo ribadire con forza il nostro impegno per la divulgazione della conoscenza della storia dell’Antifascismo e del Comunismo, e la nostra convinzione che ci fa considerare l’arte in ogni sua forma – dalla più “bassa” alla più “alta” – come assolutamente necessaria perché è cura per l’anima, e la condivisione e partecipazione sono fra gli unici antidoti alla paura oramai rimasti.

Ed è ragionando su questo concetto che offriamo ai nostri visitatori, amici ed estimatori l’occasione di fare un viaggio nel tempo per conoscere un progetto unico di teatro che nel mondo non ha eguali: il “Teatro Proletario e Rivoluzionario Cinese” legato non solo alla eccezionale elaborazione di concetti e a forme e metodi di espressione originale che l’hanno contrassegnato durante i dieci anni della Rivoluzione Culturale Maoista; ma è stato esso stesso fucina di straordinarie produzioni artistiche che hanno portato alla notorietà internazionale le più importanti scuole teatrali cinesi.

Il visitatore potrà vivere un’esperienza culturale affascinante e coinvolgente provando l’emozione dell’immersione nella storia del Teatro d’Arte del Popolo di Pechino raccontata attraverso 22 magnifiche e rarissime cartoline della più famosa delle “opere modello” Lanterne rosse entrate a far parte della nostra collezione museale, e stampate in Cina proprio negli anni ani in cui la Rivoluzione Culturale portata avanti dalle Guardie Rosse raggiunse il suo apice.

Immagini dell'opera Lanterne Cinesi esposte presso la Casa Museo del Comunismo di Matera

Immagini dell’opera Lanterne Rosse esposte presso la Casa Museo del Comunismo di Matera

 

Il teatro proletario rivoluzionario e le opere modello secondo i principi di Mao Tse Tung

La fondazione nel 1949 della Repubblica Popolare e poi, a partire dagli anni cinquanta, l’edificazione dello Stato Maoista, determinarono una nuova epoca per lo storia del teatro cinese. La forte coesione politica del governo e la grande influenza della sua ideologia offrì maggiori possibilità, rispetto ai periodi precedenti, sia di promuovere che di gestire le attività teatrali.

La convinzione che il potere del teatro fosse una vera e propria arma da usare nella lotta politica fu rafforzata dal fatto che i leggendari capi della rivoluzione comunista cinese erano oltre che massimi ideologi di stampo marxista, anche raffinati intellettuali, competenti critici letterari, e come la stessa compagna di Mao, Jiang Qing, spesso artisti in campo teatrale. Si può quindi affermare che il teatro proletario e rivoluzionario cinese divenne un potente mezzo di propaganda, insostituibile in un paese immenso in cui la popolazione era ancora priva di altri mezzi di comunicazione di massa. Le attività teatrali ricevettero così un grande stimolo e si formarono molte nuove organizzazioni, come l’Associazione di Drammaturghi Cinesi (Zhongguo xijujia xiehui) fondata nel luglio del 1949 e l’Accademia Drammatica Centrale (Zhongyang xiju xueyuan), che divenne una delle scuole teatrali più influenti di tutta la Cina.

Vennero rinnovati i vecchi teatri e ne furono costruiti molti nuovi di grandi dimensioni, simili ai teatri occidentali, con una struttura differente del palcoscenico, con platee con sedili più comodi, vennero eliminate le panchine e i tavoli da tè e la rappresentazione teatrale ora divenne la cosa più importante.

Tra i teatri di questo tipo si possono ricordare lo Shoudu juchang (Teatro della capitale), costruito nel 1956 al centro di Pechino, con attrezzature, impianti luce e acustico del tutto moderni, con un ampio spazio dedicato al backstage, con comodi camerini in grado di ospitare fino a duecento attori a volta e il Beijing Yinyue Ting (Auditorium della musica di Pechino), con circa 3.000 posti. Lo scopo principale dell’importanza data al teatro rivoluzionario era ovviamente promuovere l’entusiasmo per il corrente ordine politico e sociale stabilito.

Pertanto la ricerca di nuovi temi per le opere andava effettuata pensando alla realtà contemporanea, al bisogno di servire la causa della rivoluzione e del popolo, in particolare facendo risaltare i personaggi positivi per dare un’immagine artistica dei rivoluzionari d’avanguardia allo scopo di “educare e di galvanizzare il pubblico e di trascinarlo nella marcia in avanti”.

Dopo il Movimento dei Cento Fiori (1956-1957) e la successiva Campagna Anti-Destrista (1957), il governo comunista sentì ancor di più l’urgenza di inviare compagnie teatrali nelle campagne divenendo parte integrante della politica adottata durante il Grande Balzo in Avanti del 1958.

Le compagnie teatrali professioniste dovevano recarsi nelle campagne con il compito di istruire i contadini e dare loro ispirazione attraverso la loro arte. Gli operai e i contadini a loro volta dovevano fornire le idee per la scrittura di nuovi lavori teatrali che le compagnie professioniste avrebbero dovuto rappresentare.

 

Immagini dell'opera Lanterne Cinesi esposte presso la Casa Museo del Comunismo di Matera

Immagini dell’opera Lanterne Rosse esposte presso la Casa Museo del Comunismo di Matera

Nel dicembre del 1957 il ministro alla Cultura Liu Zhiming, tenne un discorso nel quale espresse la linea politica da adottare:

  1. Le compagnie teatrali cittadine devono andare nelle campagne e recitare per i contadini per poter consolidare e rafforzare “l’alleanza con i contadini e i lavoratori” e allo stesso tempo portare avanti l’istruzione socialista nelle campagne.
  2. Questo incoraggerà la produzione attiva tra i contadini e velocizzerà la costruzione socialista nei nuovi villaggi.
  3. Attraverso l’istruzione artistica sarà possibile dare uno slancio allo sviluppo della vita culturale e di massa nei villaggi contadini.

Era evidente che l’idea del teatro come forma d’arte popolare rivolta alle masse doveva essere continuata e intensificata. Fu proprio durante i dieci anni della Grande Rivoluzione Culturale (1966-1976) che si sviluppò una forma di teatro che concretizzava in maniera cosciente e minuziosa i principi racchiusi nei Discorsi alla conferenza di Yan’an sulla letteratura e l’arte di Mao secondo i quali “l’arte e la letteratura devono servire la politica proletaria, lo sviluppo della produzione, i lavoratori, i contadini e i soldati”.

Da quel momento in poi tutti gli sforzi si concentrarono sulla diffusione delle cosidette “opere modello” (yangban xi) che propagavano il marxismo, il leninismo e il pensiero del presidente Mao Tse Tung, ed erano in grado di realizzare gli obiettivi educativi in campo ideologico e politico in stretto collegamento con il grande movimento rivoluzionario.

Le opere modello, ispirate e revisionate sulle nuove direttive, erano soltanto otto: cinque opere vere e proprie, Zhiqu weihu shan (La conquista della Montagna della Tigre), Hong deng ji (Lanterne rosse), Haigang (Il porto), Shajiabang, Qixi baihu tuan (Incursione contro il reggimento della tigre bianca); due balletti, Baimao nü (La ragazza dai capelli bianchi), Hongse niangzi jun ( Il distaccamento rosso femminile) e il concerto per pianoforte Huang he ( Fiume Giallo).

Le opere “modello” dovevano illustrare la centralità del conflitto di classe e sulla base di materiale preso dalla vita reale del popolo, gli eroi che esse rappresentavano dovevano essere eroi del proletariato, inequivocabilmente dalla parte delle masse di lavoratori, contadini, soldati e mostrare invece ostilità verso la borghesia. Furono diffuse e promosse con ogni mezzo, compreso il cinema, in modo da raggiungere capillarmente anche l’estrema periferia della Cina, furono trasmesse alla radio e insegnate a scuola. Rimanevano, comunque, canti, danze e altri aspetti derivati dall’Opera tradizionale che vennero rinnovati e adattati al momento storico contemporaneo.

Ogni compagnia teatrale non poteva rappresentare, tuttavia, che questo ristretto repertorio o poco più. Lo slogan era infatti Otto opere modello per ottocento milioni di persone (Ba yi renmin ba ge xi).

Le opere modello rappresentano il culmine del processo di riforma e polarizzazione delle arti performative intrapreso dal Partito Comunista Cinese (PCC), presentando uno spaccato della società cinese contemporanea e delle tematiche relative alla liberazione del popolo d’estrema attualità che ne decretarono il successo in tutto il paese anche dopo il periodo della Rivoluzione Culturale degli anni Sessanta e dopo la morte del “Grande Timoniere” nel 1976.

 

Statua di Mao Tse Tung esposta presso la Casa Museo del Comunismo di Matera

Statua di Mao Tse Tung esposta presso la Casa Museo del Comunismo di Matera