Trasparenze: tutti gli spazi del tempo – Mostra collettiva presso La Suite di Matera

Trasparenze: tutti gli spazi del tempo - Mostra collettiva presso La Suite di Matera
TERMINATA
Fino al 13 Marzo 2026
Chiusa il 13 Marzo 2026

Fino al 13 marzo 2026, l’hotel La Suite di Matera, in via Lucana n. 137, ospita la mostra Trasparenze: tutti gli spazi del tempo, progetto espositivo fuori sede della Momart Gallery. L’iniziativa si configura come gesto di continuità e di presenza attiva nel tessuto culturale della città da parte della galleria materana, in attesa della riapertura della propria sede a fine marzo.

Come nasce il progetto espositivo

La mostra nasce dall’idea di attraversamento: attraversamento dello spazio, del tempo, della luce e della materia. Per un mese, l’hotel – luogo per sua natura dedicato al passaggio, alla sosta e all’incontro – si apre a una nuova dimensione esperienziale, in cui l’arte contemporanea non si limita a occupare uno spazio ma lo interpreta, lo attiva, lo ridefinisce. Le opere in mostra instaurano una relazione dinamica con l’architettura, con le superfici, con le linee prospettiche e con la luce artificiale e naturale che scandisce le ore della giornata, generando un dialogo continuo tra opera e contesto.

Trasparenze: tutti gli spazi del tempo si sviluppa intorno al concetto di trasparenza intesa non come semplice qualità ottica, ma come condizione concettuale e percettiva: trasparenza come stratificazione, come soglia, come possibilità di vedere oltre e attraverso; come spazio intermedio in cui le immagini si sedimentano e i significati si rivelano progressivamente. La trasparenza diventa così metafora del tempo stesso, inteso non come linea univoca ma come compresenza di tracce, memorie e proiezioni.

In questo contesto, la mostra assume il carattere di un dispositivo relazionale: invita il pubblico a rallentare lo sguardo, a sostare, a cogliere le vibrazioni minime delle superfici e delle materie, a riconoscere nelle opere un processo di attraversamento reciproco tra artista, luogo e spettatore. L’esperienza espositiva si configura dunque come un percorso di lettura sensibile, capace di mettere in tensione visibile e invisibile, presenza e assenza, luce e ombra.




Quattro artisti in mostra

In questo quadro teorico e spaziale si inseriscono le ricerche di Alessandro D’Aquila, Greta Pllana, Manuela Bedeschi e Silvana Di Blasi, quattro percorsi distinti che trovano nel tema della trasparenza un terreno di confronto comune. Le loro pratiche, pur differenti per linguaggio, medium e sensibilità, condividono un’attenzione profonda alla dimensione del tempo come processo di stratificazione e alla relazione tra visibile e invisibile.

Alessandro D’Aquila

La pratica artistica di Alessandro D’Aquila indaga le soglie percettive dello sguardo e della conoscenza. In molte delle sue recenti ricerche, il concetto di “buio” emerge come metafora di sospensione e di apertura: un luogo mentale dove le immagini nascono e si rivelano, e dove il linguaggio visivo si confronta con la dimensione cognitiva dell’esperienza. La poetica di D’Aquila esplora così i limiti della visibilità e di ciò che si manifesta tra luce e ombra, tra percezione e significato, costruendo opere che invitano lo spettatore a una partecipazione sensibile e meditativa.

Greta Pllana

Nata a Durazzo (Albania, 1992) e formatasi in Italia all’Accademia di Belle Arti di Venezia, Greta Pllana sviluppa una pittura in cui memoria collettiva, storia individuale e strutture sociali si intrecciano. I suoi lavori spesso nascono da foto, frammenti di ricordi o immagini rubate all’architettura urbana, e generano scenari intimi e stratificati che oscillano tra figurazione ed evocazione. La sua tavolozza e il gesto pittorico raccontano un senso di appartenenza e di dissociazione, dove l’origine, il colore e lo spazio dialogano con un’intimità visiva profonda e inquieta.

Manuela Bedeschi

Figura di riferimento nel panorama contemporaneo italiano, Manuela Bedeschi vive e lavora tra Verona e Bagnolo di Lonigo. Diplomata in Scultura e Pittura all’Accademia di Belle Arti di Verona, la sua ricerca evolve verso installazioni site-specific dove la luce diventa materia e generatore di senso. L’uso di neon, LED e segni luminosi si intreccia con forme scultoree e segni grafici, creando spazi sospesi in cui parola e gesto visivo si susseguono come ritmi narrativi. Le sue opere non solo attraversano lo spazio architettonico ma ne definiscono le qualità temporali e percettive, trasformando il contesto ambientale in un campo di tensione poetica.

Silvana Di Blasi

La pratica di Silvana Di Blasi si concentra sulla materialità come luogo di memoria e trasformazione. Formata tra cinema, design e ceramica, l’artista fonde elementi naturali e industriali in sculture e opere materiche che esplorano il rapporto tra interiorità, corpo e paesaggio. Le superfici stratificate delle sue opere evocano cicatrici, sedimentazioni e tensioni, restituendo al corpo e all’ambiente una presenza pulsante di memorie personali e collettive. Il suo lavoro instilla una riflessione profonda sulla vulnerabilità e sulla resilienza, proponendo una visione del tempo come segno inscrivibile nella materia stessa.

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