Nella foto: Cosmodrome di Raffaele Petralla

Dopo il successo delle mostre fotografiche “Cosmodrome e “The Human Ambient“, in precedenza allestite a Palazzo Lanfranchi e realizzate dal MaTiFF, l’organizzazione ha deciso di prolungare la durata delle mostre allestendole presso il MUST, nuovo museo ipogeo sito in via San Biagio, a pochi passi da Piazza Vittorio Veneto.

Cosmodrome e The Human Ambient, due mostre nello stesso museo

Comodrome è la mostra personale di Raffaele Petralla, fotoreporter, documentarista e curatore del concorso fotografico “The Human Ambient” del Matiff.

The Human Ambient è il risultato dell’omonimo concorso fotografico che ha visto la partecipazione di diversi fotografi. La mostra espone i lavori dei fotografi vincitori nominati dalla giuria del Matiff, composta da Raffaele Petralla, Nina Todorovic, Riccardo Bonini:

    • Giovanna Verna con il progetto “Dicovering Human”;
    • Marco Lumini con il progetto “Delirious New Veneto”;
    • Valentina Spagnulo il suo progetto “Taras”.

The Human Ambient e Cosmodrome sono visitabili fino al 10 dicembre 2021, dal martedì al venerdì dalle 10 alle 13, il sabato e la domenica dalle 9:30 alle 19:30.



I progetti fotografici esposti al MUST

“Cosmodrome” di Raffaele Petralla

Cosmodrome è un progetto fotografico a lungo termine di Raffaele Petralla, fotoreporter che – attraverso le foto esposte – racconta del distretto di Mezen, in Russia, al confine col circolo polare artico, e dei suoi abitanti costretti a convivere con la pericolosità e la tossicità dei razzi spaziali che si sganciano dai satelliti in orbita e ricadono accidentalmente nell’area. Si tratta di una zona di confine militare il cui accesso è consentito solo ai residenti. Le condizioni climatiche estreme rendono molto complicata la vita degli abitanti di Mezen, i quali recuperano e riciclano i razzi per vendere le parti interne in oro e titanio e per costruire barche con cui pescare d’estate e slitte con cui andare a caccia l’inverno.

“The Human Ambient”

“Discovering Human” di Giovanna Verna

Il viaggio di un astronauta appena atterrato su un pianeta abbandonato e privo di presenze umane. Attraverso questo viaggio tra spazi che recuperano sempre di più un’essenza di vita, l’astronauta si fa simbolo della scoperta delle fragilità , delle paure, della forza insita nell’uomo, ma anche dell’inesauribile bellezza dell’ambiente che lo circonda.

“Delirious New Veneto” di Marco Lumini

Viaggio tra le meraviglie della pianura veneta, una regione che ha visto crescere le sue possibilità economiche e ha ampliato i suoi confini a un ritmo impressionante. Dalla polenta ai Caraibi, dai campi arati alla Torre Eiffel, negli anni ’60 e ’70 il “sogno veneto” ha cominciato a cambiare e con esso i modi di ostentare ricchezza e nuove esperienze. Il territorio riflette chi lo costruisce, una crescita spontanea e sregolata, con riferimenti al mondo intero sotto la bandiera della Repubblica di Venezia.

“Taras” di Valentina Spagnulo

Nel 1965 a Taranto veniva inaugurata l’Italsider. Nel corso della sua contraddittoria esistenza l’acciaieria si è lasciata alle spalle un profondo inquinamento di suolo, aria e falde che tramite i vari scandali hanno scatenato dinamiche su più livelli sociali, a partire dagli agricoltori, allevatori e miticoltori che hanno dovuto ridimensionare o cambiare lavoro a causa degli alti livelli di diossina riscontrati nei loro prodotti; passando per gli abitanti del rione Tamburi, il quartiere più vicino all’impianto; per finire con gli operai costretti a lavorare in un ambiente ostile. Nel corso degli anni la Città di Taranto si è trovata a perdere il suo valore storico culturale a favore dell’interesse economico.